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| Le leggende della Val Biois |
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L 'OM SALVAREK
Fra i fitti e vetusti alberi del monte Armarolo viveva in tempi ormai lontani un uomo. I suoi amici erano le piante e gli animali del bosco; il suo rifugio una caverna. Il vestito che indossava era strano, confezionato con i lunghi fusti striscianti del licopodio. Egli era sovente al centro dei discorsi degli abitanti del villaggio che nelle lunghe serate invernali si riunivano a parlare del tempo, dell'andamento delle stagioni, dei futuri raccolti, del bestiame.
Le donne, poi, filando la lana o la canapa al tenue lume ad olio, si chiedevano "chi sarà? come sarà?"-"Giovane e bello" pensavano le ragazze. Ma nessuno era in grado di descriverlo esattamente, perchè nessuno l'aveva mai visto. Si sapeva soltanto che esisteva. Quell'uomo, si diceva, aveva la facoltà di rendersi invisibile.
Era tempo di primavera. I raggi del sole riscaldavano l'aria che era dolce e limpida. In un tiepido meriggio, un povero vecchio che abitava solo in un casolare isolato ai limiti del bosco ascoltava il canto degli uccellini e il fruscio delle fronde; il cuore gli si riempiva di tenerezza, mentre in modo lento e paziente puliva il latte con le dita della mano, per togliere i skat (impurità del latte).
Ad un tratto gli uccelli tacquero, il sole sparì dietro una nuvola nera e un rombo cupo risuonò in lontananza. Si scatenò un nubifragio con venti impetuosi, lampi e tuoni. Mentre la pioggia cadeva con violenza tutto intorno, la porta della modesta cucina scricchiolò, si aprì con cautela: sulla soglia, inzuppato e intirizzito, apparve l'uomo vestito di licopodio. Senza dire una parola, quasi con timore, andò a sedersi accanto al fuoco.
Il vecchio lo guardò, ma non chiese chi fosse, nè da dove venisse, nè dove abitasse, perchè questa era la legge della selva.
Rimasero così in silenzio, ciascuno nel proprio angolo, per molto tempo. Infine il temporale cessò, le stelle brillarono nel cielo, la luna tornò a splendere e illuminare la notte ormai giunta. L'uomo, senza dire parola, uscì. Tornò poco dopo con un fascio di erbacce e finalmente facendo udire la sua voce insegnò al vecchio il modo di pulire il latte; non più con le dita, ma con una pianta chiamata Kolin, che era poi quella del suo abito: il licopodio. Volle così dimostrare al vecchio la sua riconoscenza per l' ospitalità ricevuta.
Da allora, ogni anno a primavera, l'uomo del bosco venne in mezzo alla gente che lo accoglieva con gioia e con grandi festeggiamenti. Tutti erano curiosi di sapere chi era, ma nessuno osò mai chiedergli "chi sei? da dove vieni? dove abiti?" Così, non potendo conoscere la sua vera identità, lo chiamarono l Om salvarek (l'uomo selvaggio).
Un giorno la gente attese invano: non lo si vide mai più. Gli uomini, ricordarono la lezione ricevuta e fino ai nostri giorni continuarono a pulire il latte con il kolin: il licopodio.
Ma la buona gente di montagna non volle dimenticarlo e così si continuò a promuovere una festa in suo onore. Ancora oggi, anche se non con annuale regolarità, questi festeggiamenti vengono fatti rivivere a Rivamonte. Le vie del paese vengono addobbate a festa con fiori e archi di betulla; l'Uomo Selvatico viene atteso con impazienza al limitare del bosco e successivemente viene accompagnato in paese. In piaazo questo "essere misterioso" invita a ballare le giovani. Tutti gioiscono ma l'Om Salvarek non si trattiene a lungo: sente presto il richiamo della natura e la mancanza delle radure dei monti.
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LA LEGGENDA DEL MAZAROL
Nei tempi antichi viveva, nei boschi più fitti e inaccessibili e nelle vallate più impervie come, ad esempio, quella della Val Canzoi, un omino piccolo come un folletto, chiamato al Mazarol. Era vestito tutto di rosso, compreso il cappuccio e le scarpe a punta, aveva barba e capelli lunghi e aggrovigliati ed un viso grinzoso e dispettoso. Abitava in ampi covoli ed era così schivo che si teneva lontano da ogni contatto con l'uomo. Una brutta avventura correva colui che inavvertitamente posava il piede dove al Mazarol aveva lasciato le sue pèche (orme); il malcapitato era costretto per magia a seguirle e a perdersi per qualche giorno nei luoghi più remoti. Al Mazarol possedeva straordinarie conoscenze come pastore e come malgaro, egli curava le sue bestie, capre, pecore e bovini, in modo esemplare; le nutriva e le portava al pascolo, facendole crescere a vista d'occhio. Si racconta che, incuriositi da tanta riservatezza e da tutte quelle prerogative, alcuni giovani di paese si appostarono lungo i sentieri dove al Mazarol era solito passare e, avvistatolo, lo seguirono di soppiatto. Sulle sue tracce arrivarono al gran covolo dove abitava e rimasero nascosti in silenzio. Videro allora che al Mazarol mungeva il latte delle sue bestie e lo versava in larghe scodelle di legno a fondo piatto, dopo un periodo di riposo, scremava il latte e con la panna versata nella pigna o nel burcio, faceva il burro. Successivamente egli scaldava il latte scremato in una cagliera di rame e poi, toltolo dal fuoco, vi aggiungeva il caglio per far coagulare il latte; lo lasciava raffreddare, rompeva la cagliata e, riscaldatolo nuovamente ad una temperatura più alta, otteneva una massa immersa nel latticello. Al Mazarol la raccoglieva con una tela di canapa e la riponeva in uno stampo di legno entro cui la comprimeva... aveva fatto il formaggio! L'ingegnoso folletto prendeva poi il latticello e lo bolliva facendolo nuovamente cagliare per mezzo di un miscuglio di siero e di latte lasciato acidificare... aveva ottenuto la puina (ricotta, cioè cotta due volte). A questo punto gli abitanti del villaggio che non conoscevano ancora le tecniche per produrre il burro, il formaggio e la ricotta, non seppero trattenersi dal manifestare il loro stupore ed uscirono vocianti dal loro nascondiglio. Al Mazarol, indispettito per esser stato spiato li riprese dicendo: " Sciocchi! ...troppo presto vi siete rivelati, se aveste avuto un po' di pazienza, avreste potuto vedere che, dopo la ricotta, con i residui del latte, si possono ottenere ancora prodotti utili, come la cera!". Con queste nuove importanti conoscenze, ma con il rimpianto di aver in parte perduto un'occasione irripetibile, i giovani tornarono al villaggio.
Tuttavia, ancora oggi, passeggiando nei boschi bisogna far molta attenzione a... NO CASCAR ENTRO TE LE PECHE DEL MAZAROL!
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