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Chiese

CHIESE DELLA VALLE DEL BIOIS

Numerose sono le costruzioni a funzione religiosa che impreziosiscono il territorio della Val del Biois: sacelli, chiese, chiesette e oratori che si trovano anche nelle frazioni più alte dei comuni. Tutti luoghi sacri circondati di profondo affetto e strettamente legati alle vicende del luogo e non privi di aspetti interessanti di storia e d’arte.
Scrigni di opere ad affresco, pittura e scultura e, prima di tutto, un segno tangibile della devozione ai Santi che proteggono dai mali.

CHIESA DI SAN SIMON

VALLADA AGORDINA

A Vallada Agordina, in Val del Biois, adagiata su di un costone boschivo del Monte Celentone , in posizione dominante sulla vallata, sorge la Chiesa di San Simon, dichiarata monumento nazionale nel 1877.
Caratterizzata da due ingressi in corrispondenza dei due piani del sagrato, una facciata a capanna, un rosone quadrilobato e un campanile realizzato in tre fasi distinte, la Chiesa di San Simon ha origini antiche. Una leggenda narra infatti che attorno al 720 dopo Cristo un fuggiasco di nome Celentone riunì intorno a sé le genti pagane della Valle del Bios, di cui fu capo e guida e a cui annunciò la parola di Gesù. Assieme a lui questi antichi abitanti costruirono un oratorio dedicato ai SS. Simone e Giuda Taddeo, e da quel momento in poi iniziò a diffondersi il Cristianesimo nella Valle.
La prima testimonianza scritta dell’esistenza del luogo di culto, come per molti edifici sacri della Provincia, si trova in una bolla di Papa Lucio III del 1185.

Architettura

L’architettura di questo tempio è semplice e riconduce alle tipiche costruzioni alpine: in passato era costituita da un’aula con soffitto a capriate a vista, un piccolo presbiterio con l’abside circolare e una sagrestia che probabilmente era di piccole dimensioni. Questa struttura rimase pressoché invariata fino al Cinquecento, quando il soffitto a capriate venne celato da uno piano che –si tramanda – doveva ospitare un bell’affresco di Paris Bordon.
In quest’epoca trova collocazione nell’altare maggiore anche un bel flügelaltar in perfetto stile tedesco, mentre gli altari minori sono dedicati ai SS. Giacomo e Bartolomeo e alle Sante Caterina e Barbara.
Nel 1773 l’intera struttura sacra viene rinnovata grazie all’opera di alcuni artigiani di Moena. È in questo contesto che per ampliare la chiesa vengono abbattuti sia il presbiterio, per edificarne uno più ampio e profondo, che il soffitto affrescato.
A pochi passi dall’edificio si trova l’antico oratorio della Confraternita dei Battuti, luogo di preghiera e di accoglienza dei viaggiatori.

Opere d’arte

Non a caso dichiarata monumento nazionale, la Chiesa di San Simon annovera alcune testimonianze artistiche di rilievo.
L’aula è interamente affrescata dalle belle opere di Paris Bordon, che illustrano, tra luminose incorniciature, il “sacro racconto” raffigurando i Santi Simone e Barbara, il Padre Eterno e la Natività, l’Ultima Cena, la storia dei santi patroni Simone e Giuda Taddeo e di altri santi protettori, dando luogo ad un armonioso e continuativo affresco che si estende lungo le pareti.
Nel presbiterio trova spazio un bel flügelaltar (altare ligneo a portelle), uno dei pochi conservati fino ad oggi, con la statua della Madonna al centro e quelle di San Simone e Giovanni Battista ai lati. Nel lato interno di ogni portella e nelle portelle fisse non mancano eleganti bassorilievi e pitture eseguiti magistralmente e raffiguranti i molti Santi qui invocati.
Il fastigio dell’altare, infine, è strutturato in tre arcate ad intreccio vegetale a tutto sesto, dove trova collocazione il Crocifisso affiancato alla Vergine e a San Giovanni evangelista. L’opera è attribuita principalmente ad Andrè Haller da Bressanone.
Sempre all’interno del presbiterio merita un cenno anche il polittico realizzato dall’artista bellunese Matteo Cesa, costituito da quattro tavole che illustrano da sinistra a destra i santi: Valentino, Antonio Abate, Margherita e Macario.
Altra opera d’arte degna di nota è l’organo di Antonio Callido: incluso nella Chiesa nel 1802 e posizionato nella cantoria sopra l’ingresso, venne spostato nell’abside a partire dal 1901.
Nelle pareti esterne dell’oratorio della Confraternita dei Battuti si può osservare, infine, un affresco risalente al XVII secolo il cui tema riprende quello di una pala attribuito ad un autore ignoto, ma probabilmente appartenente alla bottega di Francesco Frigimelica “Il Vecchio”, che si trova all’interno del piccolo oratorio.
L’affresco raffigura la Madonna affiancata tra due santi in un atteggiamento di protezione nei confronti dei Battuti.

CHIESA PARROCCHIALE DELLA BEATA VERGINE IMMACOLATA

FALCADE

Fin dal 1871 gli abitanti della Parrocchia di Falcade, fondata il 20 gennaio 1866 desideravano costruire una nuova chiesa più grande che contenesse più comodamente i fedeli di un paese che aumentava demograficamente di anno in anno. Nel giorno di Natale 1928 una lettera del Vescovo Giosuè Cattarossi letta dal Parroco in chiesa cominciò ad animare nuovamente il proposito: si trattava infatti di un’esortazione del prelato di Belluno a costruire una nuova chiesa più grande di quella di San Sebastiano a Falcade Alto.
E’ così che si cominciò a pensare ad un progetto molto ambizioso: un chiesa lunga 42 m, larga 20 e alta 17 m, con una superficie di 840 metri quadrati.
L’ 8 dicembre 1946 Mons. Augusto Bramezza, Vicario foraneo di Canale d’Agordo, benediceva la nuova chiesa, dedicandola all’Immacolata e il 31 maggio 1947 il Vescovo Girolamo Bortignon la consacrava.
Per l’occasione l’artista falcadino Augusto Murer ultimò le quattordici stazioni della Via Crucis e la porta d’ingresso e qualche anno dopo lo scultore locale Dante Moro realizzò il crocefisso e il bassorilievo per l’ambone raffigurante Cristo in croce con san Giovanni e le pie donne.
Verso il 1960 fu costruita, nella parte sud del sagrato una grotta dedicata all’Immacolata.
Dall’inizio degli anni Ottanta in poi la chiesa fu oggetto di vari interventi. Tra il 1982 e il 1983 fu completamente ricostruito il tetto, utilizzando una copertura in rame e venne tinteggiato l’esterno dell’edificio. Infine grazie alle offerte dei parroci e dei fedeli e dei turisti fu acquistato un nuovo organo a canne.

CHIESA DI SAN SEBASTIANO

FALCADE ALTO

La chiesa di San Sebastian con la sua attuale impronta gotico-alpina dal campanile aguzzo, tipico dello stile delle Alpi, domina su tutta la valle sottostante in cui si estende Falcade.
Non si sa esattamente l’anno in cui la chiesa fu edificata, ma si sa che la chiesa di San Sebastiano fu consacrata tra il 1471 e il 1478 dal vescovo di Belluno Pietro Barozzi. E’ dedicata in particolare a San Sebastiano e a San Fabiano, Santi difensori delle malattie incurabili come la peste, invocati contro le pestilenze, e fu probabilmente proprio un’epidemia che spinse la popolazione a costruire una cappella.
La chiesa primitiva era di modeste dimensioni, con una piccola abside dominata completamente da un grazioso Fluegelaltar, del quale ancora oggi sono conservate le tre statue centrali.
Nel primo Cinquecento la chiesa era molto povera, dotata solo delle suppellettili essenziali.
Alle porte del XVIII secolo la chiesetta risultava troppo piccola per le esigenze del paese. L’aumento della popolazione e il relativo miglioramento delle condizioni di vita spinsero i cittadini di Falcade a voler ingrandire la loro chiesa annettendovi anche un cimitero.
Il progetto prevedeva di allungare e allargare la chiesa in modo che la navata fosse lunga 10 passi e larga 5 con un’abside lunga 4.5 passi e larga 4, ma il terreno in pendio costrinse i costruttori a ridimensionare leggermente il progetto.
La chiesa fu così arricchita con nuovi altari, un tabernacolo, preziosi suppellettili, statue e una nuova campana.
Un periodo difficile fu la caduta della Serenissima nel 1797 quando le truppe napoleoniche imposero di consegnare tutta l’argenteria della chiesa, parte della quale fu poi recuperata probabilmente versando ai soldati una forte tangente, come accadde per altre chiese del circondario. Parte del corredo d’argenteria perso fu ricostruito più tardi a parte fu acquistato nuovo.
Un ulteriore ampliamento avvenne nel 1828, quando l’edificio venne allungato di una campata. I lavori di restauro e ingrandimento si protrassero fino al 1841 quando fu sistemato anche il tetto. Un successivo restauro avvenne nel 1852 quando l’interno della costruzione fu completamente rifatto.
La chiesa così abbellita e rifatta mancava però di uno strumento musicale. Così nel 1872 l’organista e l’allora assessore comunale andarono a Predazzo per trattare l’acquisto della locale vecchia chiesa curaziale.
Nuovi lavori interessarono la chiesa tra il 1880 e il 1907. Vennero sostituite le vecchie campane in concomitanza con la ricostruzione del campanile come lo vediamo oggi in stile neogotico.
L’8 aprile 1918 segnò un altro momento doloroso per la chiesa: furono trafugate le campane dai soldati austriaci in ritirata.
Nel 1933 il parroco don Augusto Bramezza, vista la crescita del paese, che si era esteso nel fondovalle, propose la costruzione di una chiesa nuova, consacrata poi nel 1947. Dal quel momento San Sebastiano divenne semplice chiesa sacramentale. E’ comunque ancora oggi una chiesa attiva come luogo di culto.

CHIESA DELLA BEATA VERGINE DELLA SALUTE

CAVIOLA

La chiesa della Beata Vergine della Salute di Caviola si trova in una posizione dominante e in un contesto paesaggistico di notevole bellezza, ai piedi delle Cime d’Auta. Fu voluta dalla Regola di Caviola e Sappade unitamente all’allora sacerdote veneziano Giovanni Olmo che aveva lasciato Venezia, sua città natale, per trovare pace tra i monti. Fu così che la chiesetta fu dedicata alla Beata Vergine della Salute, per ricordare la Basilica di Venezia.
Il 25 settembre 1712 si decise di dare inizio alla costruzione della nuova chiesa e tre anni dopo l’edificio era pronto. Fu consacrata il 5 agosto 1732, data che rimase negli anni celebrata con la sagra del paese. Gli interni furono arredati in maniera molto ricca a testimonianza del grande valore che la gente dava a questa piccola chiesa.
Proprio mentre i soldati di Napoleone nel 1797 sequestravano l’argenteria, la chiesa fu oggetto di restauro e soli 8 anni dopo fu colpita da un nuovo furto.
Verso il 1834 il campanile che versava in condizioni pietose fu ricostruito assumendo la forma attuale in stile gotico-alpino in modo che risultasse ben visibile anche da lontano e nel 1847 fu restaurato il tetto.
Restauri di vario genere furono eseguiti anche nel 1857 e tra il 1887 e il 1893.
La chiesa era quindi in ottimo stato quando vi arrivò nel 1899 Don Antonio della Lucia che, stanco dei suoi 38 anni come arciprete di Canale d’Agordo, voleva trascorrere i suoi ultimi momenti in pace a Caviola. Riuscì ad acquistare per la piccola torre campanaria, che aveva solo due campane, la terza campanella mancante per il concerto. Queste campane vennero requisite dai soldati austriaci l’8 aprile 1918.
Nel primo dopoguerra la popolazione continuava ad aumentare e così nel 1928 la chiesa fu allungata per ospitare comodamente i fedeli. Il tempio raggiunse i 215 mq contro i 130 mq della chiesa primitiva. Anche il campanile fu totalmente restaurato.
Nel 1951 un’alluvione compromise la stabilità dell’edificio che fu così chiuso. Fu costruito in sua sostituzione un capannone provvisorio. Il paese si divise allora in due: chi voleva abbandonare al suo destino la vecchia chiesa o addirittura abbatterla e chi voleva invece restaurarla e mantenerla come santuario. Nel frattempo la Soprintendenza ai Monumenti di Venezia si sobbarcò le spese del restauro imponendo però di riportare l’edificio alle dimensioni primitive ossia quelle precedenti al 1930.
Un successivo restauro avvenne nel 1969. Altri lavori furono fatti tra il 1994 e il 1997.

La Chiesetta è ancora oggi luogo di culto attivo, ed è facilmente raggiungibile da una comoda stradina dal centro paese. Sia d’estate che d’ inverno, quando è tutta illuminata, è un piacevole punto d’interesse anche per i turisti.

CHIESA DI SAN PELLEGRINO E SANTA CROCE

SAPPADE – FRAZIONE DI FALCADE

La chiesa di Sappade fu costruita nei primissimi anni del ‘500, dedicata a San Pellegrino e alla Santa Croce.
Sopra l’ingresso principale si può vedere un dipinto della Beata Vergine con il Bimbo tra le sante Maria Maddalena e Filomena. Questo dipinto forse è il frutto di una promessa votiva e venne eseguito nell’anno 1840. Era una chiesa povera di suppellettili.
Importanti interventi di ristrutturazione furono fatti nel 1657 e nel 1686.
Il tempio era venerato in tutta la valle per il titolo della Croce di Cristo, di cui tutta la diocesi di Belluno sentiva molto la ricorrenza. Pertanto il 3 maggio, festa della Santa Croce, veniva fatta una grande processione alla quale intervenivano tutte le famiglie della Pieve.
Il 1720 fu un anno memorabile in cui la chiesa fu danneggiata da un terribile incendio che risparmiò però l’altare. In seguito la cappella fu completamente ricostruita.
Altri lavori di ristrutturazione furono fatti nel 1858 e tra il 1884 e il 1888.
Negli anni ’20 si procede al restauro della sagrestia dove è conservato uno splendido esempio di armadio settecentesco che la tradizione vorrebbe attribuire a Giovanni Marchiori.
Nel 1966 la chiesa fu danneggiata dall’alluvione del 4 novembre e fu restaurata nel 1968. L’edificio subì una ristrutturazione generale nel 1978.

CHIESA DI SAN GIOVANNI BATTISTA

CANALE D’AGORDO

I Regolieri della Valle del Biois decisero di costruire una nuova chiesa in una posizione più centrale rispetto alla già esistente cappella di San Simon a Vallada Agordina che aveva servito il territorio della Val del Biois fino ad allora, celebrando le messe ed elargendo le indulgenze, mentre i sacramenti venivano però amministrati solo alla Pieve di Agordo.

Così costruirono la chiesa di San Giovanni Battista di Fassa a Canale d’Agordo. Non si conosce la data ben precisa della fondazione dell’antica cappella di San Giovanni. Il primo documento che la nomina è una pergamena del 1361, conservata presso l’archivio Parrocchiale di Cencenighe. Quindi la sua nascita si può collocare approssimativamente tra il 1185 e il 1361.

Sull’ altare maggiore fu posto un prezioso Flügelaltar di bottega tedesca. È plausibile che l’altare ad ali fosse il gemello perduto di quello superstite di San Simon – attribuito ad Andreas Haller di Heiligenblut ed eseguito verso il 1520-25 – dal momento che il Flügelaltar di San Simon sembra speculare, almeno nella parte centrale, a quello di Canale.

Tra le suppellettili l’argenteria era molto scarsa mentre era preponderante il rame, probabilmente ricavato dalle vicine miniere di Gares.
Molti elementi raccolti da antichi scritti ci fanno comprendere che la chiesa di San Giovanni Battista era, per entrate e importanza la seconda dell’Agordino dopo la chiesa arcidiaconale.
Tra le grandi opere d’arte che la chiesa raccoglie c’è da menzionare il Tabernacolo della bottega di Andrea Brustolon ( 1696 ) grande scultore del legno di origini zoldane.
Tra il 1780 e il 1790 furono commissionate al pittore di Moena Valentino Rovisi le quattordici tele della Via Crucis, poi eseguite dalla figlia.
L’elezione a papa di Albino Luciani, avvenuta il 26 agosto 1978, sconvolse i ritmi della tranquilla vita paesana. Iniziarono subito nuovi lavori di restauro per preparare la venuta in paese di Giovanni Paolo II – che vi giungerà per ricordare il predecessore il 26 agosto 1979.
Il nuovo altare verso il popolo fu eseguito da Dante Moro, scultore di Falcade, proprio per la visita a Canale di Giovanni Paolo II.

CHIESA DI SANT’ANTONIO ABATE

CENCENIGHE AGORDINO

La Chiesa di Sant’Antonio Abate sorge ai piedi del “Col de pase”, dove venne edificato il primo edificio sacro intitolato al Santo, nel XIII secolo.

Il primo documento che attesta la presenza della chiesa di S. Antonio è una pergamena del 7 agosto 1354.

Nel corso dei secoli la chiesa di stile gotico, inizialmente ridotta nelle dimensioni, subì diversi rifacimenti e restauri anche importanti. La necessità di creare uno spazio più ampio per accogliere i fedeli di Cencenighe portò infatti ad edificare un nuovo edificio sui sedimenti di quell’antico, il cui completamento risale alla prima metà del ‘700.
La consacrazione solenne della nuova chiesa e del suo altare avvenne il 10 agosto 1732.
Nel 1889 la chiesa fu completamente restaurata.
Di notevole valore sono le porte centrali della chiesa scolpite dall’artista falcadino Dante Moro.

CHIESA DI SAN TOMASO APOSTOLO

SAN TOMASO AGORDINO

La chiesa di San Tomaso Agordino è di origine tardo medievale. E’ documentata per la prima volta nel 1361 in una pergamena conservata presso l’archivio parrocchiale.
Nel 1582 la chiesa era completamente affrescata e conteneva al centro del presbiterio un Fluegelaltar di mano tedesca sostituito all’inizio del XVII secolo con una pala d’altare di Francesco Frigimelico il Vecchio . Nel corso degli anni la chiesa viene arredata e arricchita con suppellettili di rara bellezza e antichità, come la croce astile del XIII secolo, esposta al museo Diocesano di Feltre. Conserva ancora una meravigliosa sagrestia e un coro ligneo del 1718.

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